Quando si entra nel magazzino di Re.So., è facile pensare alle cassette di frutta, ai pallet, ai prodotti da dividere tra le associazioni, ai volontari che preparano le distribuzioni, ai mezzi che entrano ed escono.
È più difficile pensare al magazzino stesso… Eppure anche questo edificio racconta una parte importante della storia di Re.So. E racconta, a suo modo, che cosa significhi prendersi cura di un bene che non è di proprietà dell’Associazione, ma che da molti anni viene utilizzato, migliorato e custodito nell’interesse della comunità.
Prima del magazzino, un’idea che cercava una forma
Il progetto di Recupero Solidale nasce nel 1998, quando alcuni dipendenti dei negozi Unicoop Firenze di Empoli e la Sezione Soci Coop iniziano a interrogarsi su una questione molto concreta: che cosa fare dei tanti prodotti ancora utilizzabili che la grande distribuzione era costretta a smaltire? L’idea del recupero trovò fin dall’inizio la collaborazione dell’Amministrazione comunale e delle associazioni di volontariato del territorio. Il progetto cominciò a crescere, aumentarono i prodotti recuperati, le associazioni coinvolte e i territori raggiunti.
Nel 2000 il Comune di Empoli individuò un magazzino da utilizzare per lo stoccaggio dei prodotti ritirati dai punti vendita. Quello spazio, però, non era nato per questo. Era un semplice deposito del mercato ortofrutticolo di Avane, del tutto inadeguato a ospitare un’attività che, nel frattempo, stava diventando sempre più complessa. Gestire alimenti ed eccedenze significa avere spazi adeguati, organizzare lo stoccaggio, garantire condizioni igienico-sanitarie corrette, formare le persone e costruire procedure di lavoro precise.
Il magazzino, insomma, non ha fatto nascere Re.So. È stato il contrario: l’esperienza maturata nei primi anni del progetto ha reso evidente che, per continuare a crescere, servivano uno spazio più adeguato e un’organizzazione più strutturata.
Il Progetto FORMA: quando il recupero diventa una rete territoriale
Una tappa decisiva arrivò nel 2004 con il finanziamento biennale concesso dal Cesvot al progetto FORMA – Fattibilità Operativa Recupero Merci di Area.
FORMA non fu soltanto un intervento sugli spazi. Il suo significato fu molto più ampio. Il progetto permise di consolidare e ampliare l’intero sistema di recupero: allargare la rete territoriale degli esercizi commerciali coinvolti nel conferimento dei beni, rafforzare la collaborazione tra le associazioni e costruire un’organizzazione capace di operare non più soltanto a Empoli, ma su un territorio molto più vasto.
Negli anni precedenti il recupero si era già esteso progressivamente a Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Limite sull’Arno e Vinci. Con FORMA quel percorso trovò una struttura più solida e una dimensione realmente territoriale. Non si trattava più soltanto di ritirare prodotti da alcuni punti vendita e distribuirli. Si stava costruendo una rete: negozi, associazioni, volontari, istituzioni e soggetti incaricati del trasporto lavoravano insieme all’interno di un sistema organizzato.
È da quella esperienza, e dal percorso costruito negli anni precedenti, che nel 2006 nascerà formalmente l’Associazione Re.So. Recupero Solidale. Quella storia è ancora visibile nel modo in cui lavoriamo oggi.
Un luogo che richiede cura continua
Da allora il magazzino ha accompagnato tutta la vita di Re.So. Qui arrivano i prodotti recuperati da supermercati e aziende. Qui vengono controllati, suddivisi, confezionati e preparati per le associazioni. Qui arrivano e ripartono i grandi carichi di frutta e verdura. Qui lavorano ogni settimana i volontari e vengono accolte anche persone inserite nei diversi progetti sociali dell’Associazione.
Ma un luogo utilizzato così intensamente non rimane efficiente da solo. Negli ultimi anni abbiamo potuto realizzare diversi interventi grazie al sostegno della Fondazione CR Firenze, che ha contribuito sia all’acquisto di attrezzature necessarie per il lavoro quotidiano — frigoriferi, transpallet e muletto elettrico — sia alla manutenzione dell’edificio.
Sono state sistemate le porte del magazzino, sostituiti alcuni vetri e applicate pellicole satinate; sono state ripristinate le finestre sul retro, precedentemente tamponate in seguito ad atti vandalici, e installate inferriate; inoltre, sono state sostituite le canalette della gronda del tetto. Interventi che possono apparire meno visibili dei grandi numeri del recupero, ma che servono a rendere il magazzino più salubre, sicuro e funzionale, sia per le persone che vi lavorano sia per le merci che vi vengono conservate.
A questi lavori si è aggiunto, più recentemente, il rifacimento della pavimentazione di una parte del magazzino. Dopo anni di utilizzo quotidiano e il continuo passaggio di mezzi pesanti, il pavimento aveva bisogno di essere sistemato; l’incendio del giugno 2025 ha reso l’intervento ancora più necessario. Anche in questo caso, prima di poter iniziare i lavori, è stato necessario organizzare con attenzione tempi e spazi: spostare prodotti, liberare l’area interessata e continuare, contemporaneamente, a garantire le normali attività del magazzino.
Migliorare ciò che non è nostro
C’è un aspetto di questa storia che per noi è particolarmente importante: il magazzino di Re.So. è in comodato d’uso. Non è proprietà dell’Associazione. Potremmo limitarci a usarlo e intervenire soltanto quando strettamente necessario. Invece, da anni, cerchiamo di migliorarlo, attrezzarlo e prendercene cura. Naturalmente lo facciamo per noi: per lavorare in condizioni migliori, per garantire sicurezza ai volontari e per accogliere e conservare in modo adeguato i prodotti. Ma non solo.
Ogni miglioramento realizzato qui resta. È un valore che viene lasciato all’Amministrazione comunale e, quindi, alla comunità. Pensiamo che anche questo faccia parte del nostro modo di intendere il volontariato e la cittadinanza attiva: non limitarsi a utilizzare un bene comune, ma sentirsene responsabili. In fondo è lo stesso principio che guida da sempre il nostro lavoro.
Recuperare un alimento significa riconoscere il valore che possiede ancora, prima che diventi un rifiuto. Prendersi cura di un luogo significa fare qualcosa di molto simile: utilizzarlo, certo, ma anche custodirlo, migliorarlo e lasciare a chi verrà dopo qualcosa di migliore rispetto a ciò che abbiamo ricevuto. Il magazzino non appartiene a Re.So. Ed è proprio per questo che sentiamo la responsabilità di prendercene cura.

















